Riscatto anni di laurea: tutto quello che devi sapere!
Meglio ordinario o agevolato? Conviene o non conviene? Di cosa stiamo parlando? Ovviamente del riscatto laurea.
Noi di Ciao Elsa ci occupiamo di previdenza complementare, ma ci capita spesso di affrontare anche tematiche legate alla previdenza pubblica e una delle domande a cui più frequentemente rispondiamo è proprio questa: ha senso o non ha senso riscattare gli anni universitari?
Come spesso ripetiamo, non c’è un sì assoluto o un no assoluto e tutto dipende da una serie di fattori. Alcuni di questi fattori sono oggettivi, come ad esempio: “Riscattare l’università mi manderà in pensione prima?”. Questo è un calcolo che possiamo fare con le regole pensionistiche attuali, e altri fattori sono anche di tipo soggettivo. Per esempio: “Ma anche se riuscissi ad andare in pensione 1, 2, 3 anni prima, vale la pena per me spendere oggi questi soldi?”.
In questo video cerchiamo di capire cos’è il riscatto laurea e come funziona. Partiamo quindi da cos’è il riscatto laurea. Il riscatto del corso di laurea è uno strumento pensato per trasformare gli anni di università in anni contributivi. Gli anni contributivi sono gli anni in cui lavoriamo e versiamo contributi; quando ne avremo accumulati un certo numero, potremo andare in pensione. Gli anni universitari riscattati, quindi, sono considerati alla stregua di anni lavorativi e vengono conteggiati tra gli anni che ci danno diritto ad andare in pensione. Inoltre, sono anche utili ai fini del calcolo della prestazione pensionistica, quindi dell’assegno. In pratica, si tratta di un pagamento volontario di contributi alle casse dell’INPS.
Ma chi può richiederlo? Prima di tutto, la condizione necessaria è che tu abbia conseguito il titolo di studio che vuoi riscattare. Se, ad esempio, hai frequentato 2 anni di università senza poi laurearti, attenzione, perché quei 2 anni non potrai riscattarli. Puoi invece riscattare gli anni universitari sia che tu abbia un lavoro, sia che tu sia inoccupato. Il decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184, infatti, consente il riscatto dei corsi di laurea ai fini della pensione anche alle persone non iscritte ad alcuna forma obbligatoria di previdenza, insomma anche a chi non ha ancora iniziato l’attività lavorativa. E, in caso tu decida di chiedere il riscatto finché sei ancora in cerca del primo lavoro, il contributo versato verrà accreditato in una contabilità separata del Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti e rivalutato a partire dalla data della domanda. Siccome questa possibilità di riscatto non ti rende automaticamente iscritto a una gestione previdenziale obbligatoria o pubblica, quindi si chiama fondo pensione, ma è un qualcosa di pubblico. Quando avrai acquisito l’iscrizione in una gestione previdenziale pubblica, cioè quando inizierai a lavorare e versare contributi, allora potrai fare la richiesta di trasferimento dell’importo che hai maturato.
Ma cosa si può riscattare? Puoi riscattare gli anni se hai conseguito uno di questi titoli: titoli universitari, diplomi di laurea, diplomi di specializzazione successivi alla laurea e al termine di un corso di durata non inferiore a 2 anni, dottorati di ricerca i cui corsi sono regolati da specifiche disposizioni di legge, lauree triennali, lauree specialistiche e lauree magistrali, e diplomi rilasciati dagli istituti di alta formazione artistica e musicale. Attenzione, non sei obbligato a riscattare l’intero corso di studi; è possibile, infatti, anche riscattare solo una parte. Ma attenzione, sono esclusi gli anni fuori corso. Facciamo un esempio: se ho una laurea magistrale quinquennale che ho conseguito in 7 anni effettivi, potrò riscattare 1, 2, 3, 4 o tutti e cinque gli anni, ma non sei o sette. È importante considerare anche cosa succede per i periodi di studio all’estero. I titoli universitari conseguiti all’estero sono riscattabili se sono stati riconosciuti da università italiane o se hanno valore legale in Italia.
Bene, giunti a questo punto, la domanda che sorge spontanea è: ma quanto costa? Questa è davvero la domanda cruciale. L’onere da pagare dipende dal sistema di calcolo della pensione, retributivo o contributivo, a seconda cioè di quando si collocano nel tempo i periodi oggetto di riscatto, prima o dopo il 31/12/1995. Come sapete, è lo spartiacque tra i due sistemi, retributivo e contributivo.
Partiamo dal riscatto nel sistema contributivo. Se devi riscattare periodi nel sistema contributivo, cioè i periodi di studio dal ’96 in poi, sappi che l’importo si determina prendendo l’aliquota contributiva in vigore quando presenti la domanda di riscatto e applicando questa aliquota alla tua retribuzione che è stata soggetta a contribuzione nei 12 mesi lavorativi più recenti, sempre rispetto alla data in cui fai la domanda. È un po’ un casino detta così, facciamo un esempio pratico: si prende quello che hai guadagnato negli ultimi 12 mesi e tecnicamente la voce da prendere a riferimento è l’imponibile previdenziale, quello che trovi nell’estratto conto contributivo dell’INPS e che ti abbiamo spiegato come scaricare in questo video. Ad esempio, se sei un dipendente, pagherai il 33% di questa cifra, che sarebbero i contributi che avresti dovuto versare se avessi lavorato in quegli anni. Quindi, se l’anno prima di riscattare hai avuto un imponibile previdenziale di 24.000 euro lordi, pagherai circa 8.000 euro, cioè il 33% di 24, per ogni anno di università che andrai a riscattare.
Come funziona invece il riscatto nel sistema retributivo? In questo caso, la questione non è così semplice e immediata. Infatti, se devi riscattare periodi nel sistema pre-1996, l’importo della somma da versare varierà in rapporto a diversi fattori come ad esempio l’età, il periodo da riscattare, il sesso, l’anzianità contributiva totale e le retribuzioni percepite negli ultimi anni.
Veniamo anche al caso in cui tu non stia lavorando. In questa situazione è previsto il cosiddetto riscatto da inoccupati. Abbiamo infatti visto che puoi chiedere il riscatto del corso di laurea anche se sei inoccupato. In questo caso, però, l’onere viene determinato con le stesse modalità del riscatto cosiddetto agevolato. Ed è quindi ora di affrontare il funzionamento del riscatto agevolato. Molti, infatti, hanno iniziato a prendere in considerazione l’ipotesi di riscattare gli anni universitari quando hanno appunto sentito parlare di questo tipo di riscatto: il riscatto agevolato. Di cosa si tratta? Si tratta di una nuova modalità di calcolo dell’onere di riscatto che è previsto per periodi, attenzione, che rientrano nel sistema contributivo. Questa novità è stata introdotta nel 2019 e, a differenza delle modalità ordinarie, prende a riferimento una retribuzione convenzionale uguale per tutti, cioè il livello minimo imponibile per artigiani e commercianti vigente nell’anno di presentazione della domanda. Nel 2024 è di 18.415,00 euro. a questa a aliquota si applica la aliquota del fondo vigente lavoratori dipendenti. Se scegli il calcolo agevolato nel 2025, il costo per riscattare un anno di corso sarà pari a 6.076,95 euro (il 44% di 18.415,00 euro).
Come capire cosa ti conviene fare? Confrontiamo il riscatto agevolato e il riscatto ordinario con un esempio. Ipotizziamo che tu voglia riscattare 4 anni di laurea dal 2002 al 2007 e che tu abbia presentato domanda di riscatto il 28 febbraio 2024. Considerando come nell’esempio sopra una retribuzione lorda degli ultimi 12 mesi pari a 24.000 euro lordi, l’importo da pagare per riscattare 4 anni sarà di quasi 32.000 euro e lo calcoliamo così: i 24.000 euro lordi per il 33%, che fa 7.920 euro. Questo è l’importo anno che, a sua volta, va moltiplicato per gli anni che intendiamo riscattare, cioè 4, e otteniamo appunto 31.680 euro. La stessa situazione, se facciamo il calcolo con riscatto agevolato, ci porta a un altro risultato. Se infatti presenti domanda sempre nel 2024, il costo per riscattare un anno di corso è pari a 6.076,95 euro. Moltiplichiamo questo importo per 4 e otterremo 24.307,80 euro.
Altra domanda che può sorgere è: se gli anni che voglio riscattare sono nel sistema retributivo posso sfruttare lo stesso il riscatto agevolato? Attenzione, la risposta è sì. In questo caso, potrai optare per il riscatto agevolato anche per i periodi precedenti al primo gennaio ’96. Ma stai molto attento con questa scelta: tutto il tuo assegno pensionistico verrà poi calcolato interamente col sistema contributivo.
A questo punto ci piacerebbe lasciarti una guida relativa ai fattori importanti da tenere in considerazione per decidere se optare o meno per il riscatto di laurea.
Primo fattore: l’importo del futuro assegno pensionistico cambierà. Ricordati infatti che per i periodi di riscatto che si collocano dopo il 31/12/95 o per quelli collocati prima se si opta però per il calcolo interamente contributivo, l’importo che versi per il riscatto farà parte a tutti gli effetti del montante contributivo sul quale sarà calcolata la tua pensione appunto col sistema contributivo. In questo caso, se scegli il riscatto agevolato, devi sapere che versando meno contributi per quegli anni potresti avere un importo pensionistico un po’ inferiore rispetto a quello che avresti se riscattassi col sistema ordinario, perché nel sistema contributivo viene infatti fatta una media dei contributi versati in tutta la tua storia contributiva, non solo negli ultimi anni. Il riscatto agevolato fa sì che per gli anni che riscatti, come abbiamo visto prima, il reddito di riferimento sia una cifra che oggi corrisponde a circa €18.000 lordi. Per i periodi di studio anteriori al 1996, il riscatto, se non agevolato, va invece a incrementare la quota di pensione calcolata col sistema retributivo, cioè quella parte di contributi il cui rendimento sarà collegato alla media dei redditi da lavoro conseguiti negli ultimi anni dell’attività lavorativa. Questo potrebbe invece far aumentare leggermente il tuo assegno pensionistico, sempre se parliamo dei periodi antecedenti al ’96. Se opti invece per il riscatto agevolato, abbiamo già visto che la pensione ti verrà calcolata col contributivo e quindi, come nell’esempio prima, sarà forse leggermente inferiore rispetto all’opzione con qualche anno nel sistema retributivo, cioè sistema misto.
Altro importante accorgimento: occhio alle finestre di pensionamento già previste. Se infatti hai fatto l’università negli anni a cavallo tra il ’95 e il ’96, ad esempio dal ’94 al ’98, e decidi di riscattarli col sistema non agevolato, sappi che questo ti porterà nel sistema misto e che perderai la finestra di pensionamento detta anticipata contributiva che è prevista a 64 anni a certe condizioni solo nel sistema contributivo. Questa è una cosa importantissima da considerare, perché con le regole attuali il sistema contributivo prevede la possibilità di andare in pensione: uno, con la finestra di vecchiaia, cioè 67 anni con almeno 20 anni di contributi; due, con la cosiddetta pensione anticipata, dopo 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne. Ma c’è anche questa terza opzione che già di base permette di andare in pensione prima rispetto ai 67 anni e che molti non conoscono: l’anticipata contributiva. Con l’anticipata contributiva si può infatti andare in pensione a 64 anni con almeno 20 anni di contributi se, grazie ai contributi che hai versato, avrai un assegno pensionistico sopra una certa soglia che oggi è individuata in tre volte l’assegno sociale. Insomma, una pensione oggi di almeno €1603,23. In questo caso, che significa che il tuo ultimo stipendio potrebbe essere indicativamente tra i 2.5 e i €3000 lordi, perché col contributivo sappiamo che mediamente andremo in pensione con circa il 60% del nostro ultimo reddito. E €3000 è esattamente il 60% degli odierni €5000. Stipendio assolutamente nella media italiana, quindi non del tutto irraggiungibile. Insomma, se ricadi in questo requisito, avrai già di base uno sconto di 3 anni dall’età di vecchiaia senza dover versare ulteriore contribuzione.
A questo punto, dopo aver spiegato l’anticipata contributiva, facciamo un esempio pratico per farvi capire perché è opportuno valutare bene la propria situazione prima di decidere se riscattare e quindi avere ulteriori anni di sconto. Ipotizziamo il caso di una ragazza che si sia laureata quinquennale e abbia iniziato a lavorare versando regolari contributi a 28 anni. Con la regola base potrà andare in pensione: A, con la vecchiaia, a 67 anni; B, con l’anticipata, dopo 42 anni di contributi (arrotondiamo i 41 anni e 10 mesi), quindi a 70 anni (28 anni più 42 di contributi fa 70); C, la terza opzione è l’anticipata contributiva, cioè 64 anni, ma solo se riuscirà ad avere una pensione che equivarrà agli attuali €1603 lordi. Ma cosa succede se riscatta i 5 anni di università? Avrà 5 anni in più di contributi versati e quindi sarà come se avesse iniziato a lavorare anziché a 28 anni, a 23 anni. Grazie a questo, quali diventeranno le sue finestre di pensionamento? Avremo sempre la pensione di vecchiaia, cioè i 67 anni d’età; avremo sempre l’anticipata, ed è qui che questa persona ci può guadagnare, perché per raggiungere i 42 anni di contributi, sempre arrotondiamo i 41 e 10 mesi, farà valere anche i 5 anni di laurea e quindi anziché 42 ne dovrà lavorare 37. E 28 anni, che è l’età in cui ha iniziato a lavorare, più 37 fa 65. Ma attenzione, c’è sempre l’anticipata contributiva, cioè la finestra dei 64 anni, se riuscirà ad avere una pensione che equivarrà agli attuali €1603 lordi. Insomma, in questo caso, se l’obiettivo è andare in pensione prima, aver riscattato gli anni di laurea non le farà raggiungere l’obiettivo, perché già di suo potrebbe sfruttare l’anticipata contributiva a 64 anni, mentre col riscatto ci va a 65. Diversamente, se la stessa ragazza avesse iniziato a lavorare a 24 anni anziché a 28, il requisito lo potrebbe raggiungere a 61 anni (24, che è l’età di inizio lavoro, più i 37 che sono i famosi 42 anni di anticipata meno i cinque che ha riscattato). In questo caso, pagando i 5 anni di università, anticiperebbe di 3 anni rispetto ai 64, sempre in presenza, per quei 64, del requisito del reddito minimo di pensionamento. Insomma, se riscatti 5 anni di laurea, ma pensi che riuscirai a ricadere nell’anticipata contributiva perché ipotizzi che sia facile che il tuo ultimo reddito sarà indicativamente e mediamente almeno l’equivalente degli odierni €2500 lordi, fai molta attenzione, perché di fatto pagando quei 5 anni potresti non anticipare la pensione di 5.
Anzi, in alcuni casi potresti proprio non anticiparla. Questo esempio non ha lo scopo di sostenere che non sia conveniente, ma che ognuno deve considerare bene la sua posizione quando fa i propri calcoli. E veniamo poi a quello che è un fattore da tenere sempre presente quando si fanno questo tipo di ragionamenti: i cambiamenti normativi futuri. Ovviamente, tutto può cambiare se cambiano le regole del gioco pensionistico. Non abbiamo la sfera di cristallo e su ciò che può cambiare in futuro dobbiamo alzare le mani, ma tenere conto che in questo contesto demografico e sistemico è probabile che i requisiti per accedere al pensionamento saranno sempre più stringenti e presumibilmente porteranno ad un allungamento della vita lavorativa.
Veniamo quindi ad alcuni consigli pratici. Vi lasciamo un po’ di siti e link utili per approfondire le regole. Puoi infatti visitare direttamente il sito dell’INPS dedicato al riscatto: www.riscattodilaurea.it. Puoi anche guardare il video sul riscatto di laurea sul canale YouTube dell’INPS. Ve lo lasciamo qui e in descrizione. E puoi anche fare una simulazione a questo link. In questa simulazione ti verrà chiesto di rispondere a queste domande: uno, qual è la durata del corso universitario di studi? Due, quando ti sei iscritto al corso di studi? Tre, quando sei nato? Quattro, sei maschio o femmina? Cinque, sei già un lavoratore? Sei, in quale delle seguenti gestioni previdenziali INPS vuoi esercitare il riscatto? Sette, da quando hai iniziato a lavorare ad oggi hai lavorato ininterrottamente o ci sono stati periodi contributivi obbligatori, figurativi o da riscatto già accreditati sulla tua posizione assicurativa? Nove, qual è la retribuzione imponibile ai fini previdenziali percepita nell’ultimo anno di lavoro nella gestione previdenziale nella quale si richiede il riscatto?
A questo punto, se sei contento della simulazione e hai deciso di procedere, vediamo i passi successivi. Come fare la domanda? Chi vuole può presentare la domanda sul sito dell’INPS o attraverso patronati o intermediari o chiamando il Contact Center multicanale. Bene, una volta fatta la domanda, dovrai versare l’onere. Come si versa? Questo onere potrai riscattare gli anni universitari versando l’onere in un’unica soluzione o rateizzandolo fino a un massimo di 120 rate mensili senza interessi e ottenendo interessanti vantaggi fiscali. Esatto. Ci sono vantaggi fiscali sugli importi che versi per riscattare i tuoi anni universitari. Troviamo due casistiche: opzione uno, se paghi tu. In questo caso, il contributo da riscatto è interamente deducibile ai fini fiscali. Ti ricordi il video in cui spiegavamo la deduzione dei fondi pensione? Ecco la deduzione del riscatto laurea segue lo stesso principio e la convenienza varia quindi in base al reddito dell’anno in cui sono versati gli oneri. Gli oneri sostenuti annualmente l’INPS rilascia una certificazione e provvede a comunicarli all’Agenzia delle Entrate per la dichiarazione precompilata. Opzione due, se pagano i tuoi genitori. Per gli inoccupati, nel caso in cui il genitore sostenesse l’onere di riscatto degli anni di studio del figlio, viene garantito il diritto alla detrazione del costo quindi detrazione non deduzione per il 19% della propria imposta lorda. Bene, dovremmo averti detto tutto. E tu, cosa pensi di fare coi tuoi anni universitari? Parliamone nei commenti e ricordati che se hai bisogno di supporto per capire cosa sia meglio fare nella tua situazione, abbiamo a disposizione Elsa Premium, una chiacchierata One-to-One a €149 adatta a qualsiasi domanda sulla tua situazione previdenziale, compreso il riscatto degli anni di laurea.
📍Inps: www.riscattodilaurea.it
👀 Per scoprire ancora più cose su TFR, pensione e fondo pensione datti una letta alle guide di Elsa https://www.ciaoelsa.com/blog.

